Libertà per Michele


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APRILE

IL COMITATO 23 OTTOBRE

COMUNICATO STAMPA

Damiano, ieri 23 aprile, a 6 mesi esatti dall’arresto, ha avuto negata dal GIP del Tribunale di Perugia la richiesta di libertà e anche, in subordine, di semilibertà.
Le motivazioni sono che non collabora !!! e per il ruolo di rilievo che riveste nell’organizzazione !!!
Dobbiamo ricordare a tutti i cittadini di Spoleto e dell’Italia intera, che Damiano è accusato di un solo reato specifico, peraltro ammesso, di aver fatto delle scritte sui muri.
Per questo fatto, la cui gravità i cittadini possono tutti con equilibrio e giusta misura considerare, insomma roba da ammenda, attraverso il valore aggiunto del teorema terrorista disciplinato con il famigerato 270 bis, costringe Damiano da oltre 5 mesi agli arresti domiciliari, dopo 3 settimane di prigionia a Perugia.
Ma in che paese siamo ? Può in un paese civile un ragazzo che ha fatto una notte delle scritte sui muri rimanere agli arresti per 6 mesi, rischiando di rimanerci ancora per molto tempo ? Può essere considerato civile un paese in cui vige una legge liberticida che trasforma le scritte in terrorismo? Può essere considerato un paese libero quello le cui leggi consentono di usare la carcerazione preventiva, anzi una lunghissima carcerazione preventiva, per ottenere confessioni, anche quando non c’è nulla da confessare e dopo che la Corte di Giustizia Europea ha condannato espressamente questa pratica?
Inciviltà giuridica è questa ! E questo sarebbe un paese libero ?
Siamo attorniati da tanta solidarietà, non passa ora, non facciamo passo, che gesti sinceri, non solo di umana solidarietà ma di condanna, espressa con parole di sarcasmo e di rabbia, di questa giustizia e di ciò che sta facendo ai 4 ragazzi di Spoleto, provenienti da persone dei più diversi orientamenti culturali, non giungano alle nostre orecchie, insieme a mani che ci stringono continuamente, a caldi baci e abbracci.
Tutto ciò scalda i nostri cuori e certamente scalda anche quelli dei nostri figli, anche se non possono sentire quelle voci ne toccare quelle mani.
Però il freddo del carcere e dell’isolamento dalla vita è più forte e i nostri ragazzi si stanno logorando, sfiniti dalla privazione della libertà.
Dopo che Corti di Cassazione, a dir poco, disattente e sbrigative, hanno negato le ragioni della Difesa, prima a Dario, poi a Michele e Andrea, questo nuovo provvedimento configura contri i 4 ragazzi di Spoleto, un accanimento ingiustificabile agli occhi di ogni uomo che considera la libertà un valore.
Facciamo perciò di nuovo appello a quanti hanno cara la libertà e la giustizia, perché intervengano in ogni forma possibile per mettere la parola fine a questa situazione.

COMITATO 23 OTTOBRE



COMUNICATO STAMPA

La cassazione dopo a Dario, ha detto no, oggi 22 aprile, anche a Michele e Andrea.
Incomprensibile.
Perché trasformare chi ha idee diverse da chi ha il potere, da avversario a terrorista.
A chi giova!
Se i ragazzi di Spoleto sono terroristi, i terroristi che cosa sono ?
Se chi non ha un’arma, una lira, una organizzazione, una base è un terrorista,
chi ammazza, fa esplodere bombe, si riunisce all’ombra dei servizi, cos’è ?
Se una scritta su un muro è terrorismo, chi traffica armi cos’è ?
Se chi diffonde le proprie idee è un terrorista, se l’amicizia è terrorismo, la Costituzione e la democrazia sono state cancellate.
Se la gioventù è terrorismo la maturità è ingiustizia.
I ragazzi di Spoleto sono ragazzi e basta. I terroristi a Spoleto non ci sono mai stati.
La città lo sa e chiede che gli vengano restituiti i propri figli, liberi.

Comitato 23 ottobre

COMUNICATO STAMPA Comitato 23 Ottobre

5 aprile 2008

Il Comitato 23 Ottobre saluta con soddisfazione la concessione della semilibertà per Dario Polinori, uno dei 5 ragazzi arrestati con l'operazione Brushwood il 23 ottobre 2007 a Spoleto. E' sicuramente per Dario questa nuova situazione un passo importante per ridare senso alla propria vita, aprirla al futuro e tornare a sorridere.
Il Comitato 23 Ottobre è nato per denunciare la natura politica dell'operazione Brushwood, per la liberazione degli arrestati, per dare voce alla solidarietà, per fare emergere la verità sull'operazione dei ROS e della Magistratura.
La felicità di questi giorni perchè uno dei giovani arrestati torna ad attraversare le nostre strade e ad incontrare le persone, di una città che ha amato in questi mesi le giovani vittime dell'operazione Brushwood, misurando precisamente, accuse grottesche, prove inesistenti e punizioni cautelari esemplari, ci ricorda allo stesso tempo che Andrea e Damiano sono ancora agli arresti domiciliari dopo quasi sei mesi e che Michele è rinchiuso nel supercarcere di Sulmona.
Mentre continuano quotidiani gli attestati di solidarietà, riprende l'iniziativa di movimenti, di gruppi e di quanti anche a livello individuale non vogliono che la carcerazione con cui si continua a privare della libertà tre giovani ragazzi, per le loro idee, per la loro amicizia, sia circondata dal silenzio che seppellisce i vivi.
Oggi a Sulmona davanti al carcere c'è stata una manifestazione di solidarietà con Michele. Ne prossimi giorni ci saranno altre iniziative.
Il 22 aprile la cassazione si pronuncierà su Michele e Andrea.
Il 23 aprile saranno sei mesi di arresti, sei mesi di innocenza imprigionata. Lanciamo perciò un appello per una nuova mobilitazione per quel giorno, per una rinnovata solidarietà, per la libertà ora e subito, contro l'ingiustizia della carcerazione preventiva che è giustizia politica senza processo.



SIAMO SERI. ARRESTATE BOSSI E LIBERATE MICHELE



Il candidato ministro della destra leghista, Bossi, si ripete e torna a minacciare di tirare fuori i fucili. Lo fa con una certa ostinazione, e insieme alle armi tira fuori, di volta in volta , tutto il bagaglio del sovversivismo delle classi dirigenti borghesi del Nord Italia, indipendentismo, secessione, parlamento padano, ronde in camicia verde e offese alla bandiera.

Nessun uomo di stato che le leggi le fa o deve farle rispettare sembra però mostrare alcun interesse, se non per qualche polemicuccia elettorale.

Quel che dice Bossi in questo momento ci interessa perché ci parla di uno stato, nella dimensione complessiva delle sue articolazioni, a dir poco strabico, ma in sostanza complice con la sovversione reazionaria leghista.

Il fatto che nessun organo dello stato veda la necessità di una iniziativa politica o giudiziaria contro le minacce e l'istigazione a sovvertire le istituzioni di Bossi stabilisce un fatto, che la gravità di ciò che viene detto non dipende dal contenuto delle affermazioni ma dalla identità politica di coloro che le affermazioni le fanno. Le stesse parole di Bossi, in bocca ad un anarchico, ad un comunista o ad un islamico, avrebbero fatto scattare immediatamente le manette ai polsi.

Questa è la giustizia double face italiana, colpevolista e cattiva con i ragazzi di Spoleto, comprensiva e scandalosamente silenziosa con la sovversione reazionaria leghista.

Come si può non indignarsi, quando ad esempio, uno dei ragazzi spoletini è agli arresti domiciliari da sei mesi e ha la sola accusa specifica di aver fatto una notte scritte sui muri e sulla base di questa "attività eversiva", viene associato come terrorista e gli si appiccica addosso il 270 bis.

O ancora, se come è oramai trasparente, la detenzione dei ragazzi spoletini è dosata nei modi e nei tempi sulla base dell'idea che gli inquirenti si sono fatti dei giovani arrestati e Michele è nel supercarcere di Sulmona perché giudicato per " l' indiscusso ascendente culturale e ideologico esercitato dal Fabiani " . Ma Michele non ha mai scritto di prendere le armi come fa Bossi oggi e come ha fatto anche ieri, ma come scrive la sezione d'appello del tribunale di Perugia, teorizza " l'approccio 'dinamico' e 'sperimentale' alla rivolta finalizzata alla totale trasformazione della realtà.

Per queste idee Michele è in carcere. Ma se le idee sono motivo di carcerazione, cosa è che fa scegliere i giudici a non inquisire Bossi le cui minacce, ripetute negli anni, hanno avuto anche l'effetto di creare e caricare un ambiente che ha visto, assalti ai campi nomadi, pestaggi di extracomunitari e ronde notturne padane, se non un pregiudizio a suo favore.

Oppure le idee anche le più estreme sono un diritto e allora Michele e gli altri ragazzi di Brushwood devono essere liberati da una ingiusta carcerazione.

La realtà però è che Michele sta in prigione a Sulmona, mentre Bossi, secondo le promesse di Berlusconi, dovrà fare il ministro.

Nessuno dica che siamo faziosi. La realtà è questa: Bossi minaccia la lotta armata ? Le sue sono metafore e nulla c'entra poi se qualcuno brucia i campi nomadi. Fabiani parla di "via filosofica alla rivoluzione" e per questo deve essere responsabile di fatti sui quali non c'è prova alcuna.

Siamo seri arrestate Bossi e liberate Michele.

Il 23 tutti a manifestare per Michele e per i suoi amici, decidiamo insieme come.

COMITATO 23 OTTOBRE

8 aprile 2008


NON DIMENTICARE BRUSHWOOD


A 6 MESI DEGLI ARRESTI
LIBERTA', SOLIDARIETA', VERITA' PER I RAGAZZI DI SPOLETO PRIGIONIERI DEL TEOREMA TERRORISTA SCRITTO IL 23 OTTOBRE 2007




MANIFESTAZIONE - SPOLETO – PIAZZA GARIBALDI
- 23 APRILE – ORE 17-20




LA CONQUISTA DELLA LIBERTA'

( da "Il razionale e l'assurdo" di Michele Fabiani, Edizioni Era Nuova, 2005)

Avendo chiarito che la libertà non deve essere intesa come un'astrazione trascendente della soggettività, ma piuttosto come possesso completo delle proprie facoltà soggettive, ne ho fatto conseguire che la libertà è limitata dalla situazione complessa di tempo, spazio e materia. Dunque la libertà assoluta è irrealizzabile, ma per esserci libertà ci deve essere complessità e quindi ,limitazioni materiali e temporali della libertà stessa. Si definisce dunque libertà il possesso del proprio egoismo nell'ambito della complessità delle tre realtà ontologiche.

Il problema diventa: è possibile perdere la libertà? Certamente si. Quando vengo

arrestato e portato in galera io non sono più libero, cioè non ho più il pieno possesso del mio egoismo. Spesso accade che ci si ritrovi ad affermare "io sono libero quanto prima, potete rinchiudere il mio corpo, potete rubare il mio tempo, ma non mi toglierete la libertà". Purtroppo questa bellissima frase è falsa: infatti quando si è tratti in arresto non si ha più la possibilità di poter disporre in pieno della propria soggettività, non si può andare dove si vuole per un determinato periodo di tempo, lo spirito resta libero, ma la mia libertà di anima è libertà

trascesa, cioè solamente ideale, sicuramente è, ma soltanto come idea di libertà, non ha un'esistenza complessa perchè lo spazio e il tempo non è più libero. ........

Se sono liberi solo gli enti complessi organici, allora la libertà si afferma come complessità e come organicità: ora quando mi trovo in galera la soggettività dello spirito organico resta, ma scompare la concretezza complessa poichè perdo la facoltà di gestire liberamente del mio spazio e del mio tempo.

...................................

La libertà non va ricercata solo nel campo dell'ideale, ma va conquistata nella nostra vita complessa; in altre parole noi non dobbiamo credere di essere liberi e accontentarci di ciò, ma dobbiamo portare avanti alcune battaglie che ci permettano di conquistare la facoltà di scegliere progressivamente su tutta la nostra vita, disponendo nel possibile di tutto il nostro spazio e di tutto il nostro tempo. A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che la conquista della libertà nello spazio e nel tempo di cui parlo è anche questa una forma di trascendenza perchè vuole raggiungere la libertà assoluta.

Mi difenderò da questa opposizione ricordando che io non voglio superare la materia e il tempo, essere libero da loro, poichè questa sarebbe una forma di trascendenza, cioè di morte della mia libertà; io invece ho sottolineato come nel carcere, dove le sbarre impediscono alla mia materia di uscire, io non sono libero e la sola libertà possibile rimane quella ideale, al contrario io sostengo di non voler raggiungere la libertà assoluta, cioè sciolta dalla concretezza spazio-temporale, ma piuttosto la piena libertà, ovvero il rifiuto di ogni vincolo non complesso: le due libertà sono molto diverse, la libertà assoluta essendo una forma di trascendenza vuole superare lo spazio e il tempo per essere pura idea, la piena libertà combatte invece la trascendenza e si impone come complessità d'essere soggettivo non limitato da razionalizzazioni:

Io chiamo questo stato di cose di piena libertà anarchia; io vedo nell'anarchia la liberazione dell'esistenza complessa di ogni individuo nella sua unicità.......

Due anni e mezzo fa, appena diciottenne, Michele scriveva questi pensieri sulla 'conquista della libertà' e sul carcere … nel suo libro di filosofia " Il razionale e l'assurdo", edito da Era Nuova nel dicembre del 2005 Oltre un mese fa, in un colloquio nel carcere di Capanne a Perugia, Michele, parlando della cella dove in quel momento era rinchiuso in regime di isolamento, ci disse che al suo interno non c'era mai il sole. L'unico raggio che arrivava si fermava sulle sbarre dell'inferriata della finestra.

E allora lui, salendo su uno sgabello, reclinando il capo all'indietro, poggiava il mento tra i ferri, cercando un po' di tepore anche in questo tempo e in questo spazio senza libertà.

Oggi Michele è nel supercarcere di Sulmona, dopo 100 giorni di isolamento a Perugia.

Oggi rinnoviamo con forza la richiesta di libertà per lui e per i suoi compagni.




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