Libertà per Michele


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FEBBRAIO 2011

IL COMITATO 23 OTTOBRE

PROCESSO BRUSHWOOD ALLE BATTUTE FINALI, MARTEDI’ ORE 9, PRESIDIO AL TRIBUNALE DI TERNI.




Martedì 22 il processo Brushwood mette in scena quella che sarà l’ultima, o tutt’al più la penultima udienza, prima delle arringhe finali.

La vicenda iniziata il 23 ottobre del 2007 con una massiccia operazione militare, la cui regia fu di quel Generale Giampaolo Ganzer, condannato solo pochi mesi fa dal Tribunale di Milano a 14 anni di carcere per: «aver costituito un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, alfine di fare una carriera rapida”.

Dopo 400 giorni di arresti e 2 anni di processo siamo vicini alla sentenza, per 4 dei giovani spoletini accusati, il quinto, Fabrizio, prosciolto di fatto, è morto prima di avere riconosciuta pubblicamente la sua innocenza.

L’accusa di terrorismo, udienza dopo udienza, si è rivelata per quel che è sempre stata, una iniziativa adatta a far fare carriera a qualcuno, non certo a fornire il quadro di insieme ad accuse costruite su una base indiziaria precaria priva di certezze alcuna.

Le ultime udienze vedranno scontrarsi accusa e difesa su perizie calligrafiche e altre schermaglie legali.

Per martedì prossimo, davanti al Tribunale di Terni, alle ore 9, è previsto un Presidio per tenere alta l’attenzione sul processo, al fine di evitare il rischio che si cerchi comunque una qualche condanna, che non lasci l’accusa con un pugno di mosche in mano.

Invitiamo alla più ampia partecipazione.

COMITATO 23 OTTOBRE




CON IL NUOVO PRESIDENTE LA CORTE D’ASSISE CAMBIA DIREZIONE

Scontro durissimo in aula per la diciassettesima udienza del processo Brushwood. Uno scontro non solo sulle perizie calligrafiche, come era prevedibile, ma anche per le date imposte dal nuovo Presidente della Corte per la discussione finale.

Andiamo con ordine. Il 7 febbraio abbiamo appreso che il magistrato che ha presieduto per quasi due anni il processo che vede imputati quattro giovani spoletini per terrorismo internazionale – processo che non era riuscito a dimostrare nessuna delle tesi accusatorie – era andato in pensione e che sarebbe stato sostituito da un nuovo giudice. Il fatto avrebbe consentito agli imputati di chiedere di ricominciare da capo il processo. Ci fu invece un clamoroso colpo di scena: gli imputati hanno rinunciato ad un percorso che li avrebbe portati ad una facile prescrizione, poiché si sentivano innocenti, volevano che il processo fosse finito il prima possibile, che li avrebbe assolti e che presto potessero essere risarciti per i 13 mesi di carcerazione preventiva in assenza di condanna alcuna. Hanno scelto un percorso che, si può dire, è chiaramente “fuori moda”. Si pensi a Berlusconi e i salti mortali che fa fare ai suoi avvocati e alla sua maggioranza per perdere tempo, si pensi ai poliziotti condannati per la mattanza di Genova nel 2001 che andranno tutti prescritti, si pensi al lunghissimo processo nei confronti del generale Ganzer che lo ha visto condannato a 14 anni per spaccio internazionale ma assolto dall’accusa di traffico di armi perché prescritto. Ma non serve andare tanto lontano. Per tornare in terra umbra, anzi spoletina, basti pensare alla prescrizione generale di cui ha beneficiato la prima giunta Brunini per lo scandalo economico e ambientale di Poreta. Sicuramente controcorrente i nostri “baby-terroristi”, come li chiamò certa stampa perugina (quella spoletina ebbe da sempre ben altri atteggiamenti) , hanno invece scelto di continuare e anzi al più presto concludere un processo che, erano convinti, li avrebbe visti totalmente assolti. Unica “condizione” chiesta dalla difese, era che, dato che il nuovo giudice avrebbe dovuto leggere tutte le carte, si fosse rinviato di qualche settimana il processo: in parole povere, non perdiamo due o tre anni ma due o tre settimane sì, così da sentirci garantiti sulla preparazione del nuovo magistrato. Macchè!? Il nuovo Presidente ha ringraziato gli imputati pubblicamente per la loro disponibilità, ma un istante dopo ha ricominciato subito il processo indicendo una perizia calligrafica che fino a quel momento era stata sempre respinta.

E così arriviamo alla giornata di oggi. Per non risultare noiosi ed evitare tecnicismi possiamo così sintetizzare la situazione: la prima perizia fatta dai ROS, appena arrivata la lettera con proiettile alla Lorenzetti di cui sono accusati Fabiani e Dinucci, diceva che la calligrafia era volutamente modificata e non si poteva scoprire chi era l’autore; la seconda perizia fatta dall’Accusa, in processo in corso in piena “emergenza” dato che le prove con cui erano stati fatti gli arresti stavano crollando, sosteneva invece che la calligrafia fosse di Fabiani; la perizia di oggi ha visto contrapposti il tecnico nominato dal tribunale da quello di parte. Insomma, in termini calcistici, “due pari”.

Ma oltre allo scontro tecnico, comunque molto garbato, abbiamo assistito ad una situazione in aula davvero assurda che ha provocato forti tensioni. Al tecnico nominato dal tribunale è stato consentito di ribattere alle posizioni del perito nominato dai difensori, facendolo intervenire due volte, prima e dopo l’interrogatorio dell’esperto di parte di Fabiani; quest’ultimo invece non ha potuto rispondere a sua volta. In un primo momento, il nuovo Presidente della corte stava per concedere al nostro tecnico di rispondere ma ha poi cambiato idea sotto pressione del PM. Non solo, il nuovo Presidente stava per accettare la perizia del PM già rigettata dalla Corte, se non fosse stato per l’intervento degli avvocati. Il nuovo Presidente non era ovviamente presente quando il suo predecessore diede ragione ai giovani di Spoleto su questo tema, ma avrebbe dovuto saperlo studiando accuratamente le carte. A questo punto la situazione, anche e soprattutto sul piano psicologico, è precipitata. Fra il pubblico e gli stessi imputati ha cominciato a correre il sospetto che si sia sbagliato a riporre troppa fiducia in questa giustizia e che era meglio “silurale” il processo “alla Berlusconi” perché a comportarsi in modo onesto ci si rimette sempre.

Ma i dubbi e i borbottii della gente hanno trovato presto drammatici elementi di conferma. Il Presidente della Corte d’Assise stava infatti fissando la data delle “arringhe finali” per il 22 e il 23 marzo, in ordine prima il PM e poi gli avvocati. A quel punto, mestamente, alcuni dei difensori hanno sollevato dubbi sulla pratica di tenere le udienze una dopo l’altra: in primo luogo perché sarebbe corretto avere le trascrizioni dell’intervento del PM per poter efficacemente ribattere, in secondo luogo perché è semplicemente impossibile tenere le discussioni di 6 avvocati in una giornata (se parlassero 4 ore ciascuno, e non sono molte, ci vorrebbero ben 24 ore!!!). Una richiesta di ragionevolezza che invece il nuovo Presidente della Corte ha rigettato senza appello, senza nemmeno discuterne con gli altri giudici. L’avvocato Marco Lucentini ha detto di non aver mai assistito in vita sua, né a Roma dove opera né altrove, ad una decisione del genere. I toni si sono fatti polemici quando ha ricordato che non siamo davanti ad un giudice monocratico (il nuovo presidente è infatti al suo primo processo in Corte d’Assise) in cui le udienze durano una sola giornata. Così come è stato ricordato che se gli imputati lo avessero voluto questo processo sarebbe durato due o tre anni in più, se solo non si fossero fidati della serietà della Corte nella sua nuova composizione. Di fronte a tutto questo, perdere una o due settimane per dare ai loro avvocati il tempo di leggere le trascrizioni del discorso del PM e di difenderli adeguatamente non è poi così grave. Ma non c’è stato nulla da fare. Il Presidente insisteva che le ultime due udienze ci sarebbero state il 22 e il 23, per andare poi ad un veloce giro di repliche la successiva settimana e a una veloce sentenza dopo qualche ora. I colpi di scena non sono però finiti: Lucentini ha annunciato che avrebbe aderito allo sciopero degli avvocati previsto proprio per quei giorni, così la Corte non ha potuto fare altro che rinviare le discussioni finali al 5 e 6 aprile (il 5 l’accusa, il 6 le difese). In ogni caso non è stata accettata la richiesta delle difese di avere qualche giorno in più per leggere l’intervento del PM e rispondere adeguatamente.

Anche noi, come molti nel pubblico questa mattina, ci chiediamo se sia stato saggio non far ricominciare da capo il processo e andare verso la prescrizione, piuttosto che fidarci di una giustizia ingiusta che cambia giudici e atteggiamento a poche settimane dalla sentenza.



COMITATO 23 OTTOBRE (22 – 02 – 2011)




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