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Camera dei Deputati
Roma, 18 dicembre 2007
Prof. Giovanni Maria Castellana
Presidente del Consiglio Comunale
Comune di Spoleto
Piazza del Municipio
06049 SPOLETO
Gentile Presidente,
Le chiedo la possibilità di illustrare, il giorno 21 p.v. alle ore 12, a Lei e ai capigruppo del Consiglio Comunale, le iniziative che sto predisponendo nei con- fronti dei giovani di Spoleto implicati nell'operazione denominata "Brushwood".
Le sarò molto grata se vorrà comunicarmi la Sua decisione al mio recapito telefonico 06/67605243.
Con vivissima cordialità
On.le Katia Bellillo
ANARCHICI DI SPOLETO
Presentata ieri interrogazione in Senato
Mercoledì, 7 Novembre 2007 ore 12:45
il Senatore Giovanni Russo Spena (Rifondazione Comunista - S.E.)
Atto n. 3-01048 (in Commissione) Pubblicato il 6 novembre 2007 Seduta n. 242RUSSO SPENA , ZUCCHERINI , BOCCIA Maria Luisa , EMPRIN GILARDINI
- Al Ministro della giustizia. -
Premesso che:
il procedimento penale, iniziato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, nei confronti di alcuni giovani (tra i quali Michele Fabiani), ha destato viva perplessità nell'opinione pubblica, per le modalità con le quali viene condotto, nonché per le accuse contestate agli indagati;
in particolare, agli indagati è contestato il delitto di cui all'art. 270-bis del codice penale (associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico), sulla base, a quanto risulta dalle notizie diffuse dalla stampa, della presunta appartenenza ad una cellula anarco-insurrezionalista;
come riportato da "il manifesto" (del 27 ottobre 2007, pag. 8, "Anarchici di Spoleto, sotto l'inchiesta niente"), la principale fonte di criticità dell'indagine deriva dall'asserita discrasia tra le contestazioni mosse agli indagati (che peraltro continuano a professarsi innocenti ed estranei alle accuse elevate nei loro confronti) e le risultanze probatorie allo stato acquisite;
agli indagati è infatti contestata l'appartenenza alla Federazione anarchica informale - cui è attribuita la responsabilità per la commissione di diversi attentati incendiari in tutta Italia - laddove non soltanto essi negano recisamente tale appartenenza, ma le stesse risultanze probatorie, acquisite anche attraverso intercettazioni telefoniche, sembrano dimostrare l'infondatezza di tale assunto;
considerato che:
a prescindere dalla responsabilità penale degli indagati per i reati loro ascritti, su cui si pronuncerà l'autorità giudiziaria, nella cui valutazione si ripone piena ed incondizionata fiducia, desta perplessità la circostanza, riferita da taluno dei difensori, relativa all'allegazione, nella stessa ordinanza dispositiva della custodia cautelare, di alcune informative dei ROS che qualificano il difensore di uno degli indagati come "noto avvocato penalista dell'area" cui gli stessi afferirebbero;
qualora la circostanza sopra riferita corrispondesse al vero, sarebbe quantomeno lecito dubitare della legittimità di una tale valutazione, da parte degli organi inquirenti, del presunto orientamento ideologico di uno dei difensori degli indagati;
tale valutazione, infatti, oltre ad incidere su di un dato meritevole di particolare tutela in quanto qualificabile come "dato sensibile", ai fini del divieto di diffusione di cui all'art. 13 del decreto legislativo 196/2003, e a rappresentare una circostanza non utile ai fini delle indagini, rischia di indurre infondati sospetti e pre-giudizi sulla correttezza dell'espletamento del mandato difensivo da parte del suddetto avvocato;
come noto, le indagini relative a procedimenti penali in materia di reati associativi, con particolare riferimento ai delitti contro la personalità dello Stato, in ragione della scarsa determinatezza e della struttura soggettivistica della fattispecie, nonché della possibile incidenza di tali norme incriminatrici sull'esercizio di libertà costituzionalmente garantite (in questo caso, libertà di opinione e manifestazione del pensiero), presentano particolare delicatezza e complessità, imponendo all'autorità giudiziaria di delineare il confine tra condotte penalmente rilevanti e comportamenti espressivi di diritti e libertà sanciti come tali dall'ordinamento;
in ragione della complessità di tali indagini, è necessario che le valutazioni compiute dall'autorità giudiziaria in ordine alla responsabilità penale degli indagati siano il più possibile circostanziate "oltre ogni ragionevole dubbio" e siano condotte nel rispetto del diritto al trattamento dei dati personali (soprattutto se sensibili), anche dei difensori,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle questioni in oggetto;
se corrisponda al vero la notizia riferita, relativa alla qualificazione del difensore di uno degli indagati quale afferente all'area anarco-insurrezionalista, e, in caso di risposta positiva, le ragioni che avrebbero legittimato tale valutazione.
BELLILLO. Al Ministro della Giustizia. Per sapere - premesso che:
il procedimento penale, attivato in seguito all'operazione denominata "Brushwood", dalla Procura della Repubblicapresso il Tribunale di Perugia, nei confronti di Michele Fabiani ed Andrea Di Nucci, tratti in arresto il 23 ottobre 2007
a Fabrizio Reali Roscini (ora libero), Polinori Dario e Corrias Damiano, (entrambi ora agli arresti domiciliari), ha destato viva perplessità nell'opinione pubblica per le modalità di arresto degli indagati (sono stati impegnati molti Carabinieri dei ROS, supportati da elicotteri) e per la gravità delle accuse;
agli indagati è contestato il delitto di associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico (art. 270-bis del codice penale), in quanto accusati di appartenenza ad una cellula della Federazione Anarchica Informale (più volte accusata di aver provocato attentati incendiari in varie regioni italiane);
organi di stampa riportano che il principale elemento di criticità dell'indagine deriva dalla discrasia tra le contestazioni mosse agli indagati (che si professano innocenti ed estranei alle accuse elevate nei loro confronti) e le risultanze probatorie;
il Tribunale del Riesame ha riconosciuto il presunto "carattere rudimentale" di tale cellula anarchica, che, come tutti i gruppi anarchici, sarebbe caratterizzata dall'assenza di un leader, mentre, in evidente contraddizione, si attribuisce tale ruolo proprio a Fabiani;
pur trattandosi di reato di opinione, nonché di "pericolo presunto", nel testo dell'ordinanza del Tribunale del Riesame di Perugia, non solo sono spesso attaccati e censurati il pensiero, la filosofia e l'ideologia anarchica, ma anche quelli delle varie associazioni ambientaliste che si battono per la salvaguardia e la difesa della natura e dell'ambiente;
infine, non si rinvengono nel fascicolo processuale, sia del Gip che della Procura della Repubblica, alcune prove documentali fondamentali a cui pure fa riferimento l'ordinanza di custodia cautelare, e in particolare, il riferimento alla spedizione di una missiva al Presidente dellaRegione Umbra, Maria Rita Lorenzetti, contenente proiettili e lettera minatoria;
le indagini relative a procedimenti penali in materia di reati associativi, e in particolare, di delitti contro la personalità dello Stato, sono molto delicate e complesse, anche perché vi è coinvolto l'esercizio di libertà costituzionalmente garantite (in questo caso, libertà di opinione e manifestazione del pensiero), e impongono all'autorità giudiziaria di delineare il confine tra condotte penalmente rilevanti e comportamenti espressivi di diritti e libertà sanciti dall'ordinamento;
in ragione della complessità di tali indagini, è necessario che le valutazioni compiute dall'autorità giudiziaria rispetto agli eventuali indizi di colpevolezza, siano il più possibile circostanziate, oltre ogni ragionevole dubbio, e, soprattutto, siano condotte nel rispetto dei fondamentali diritti umani degli indagati;
Michele Fabiani ed Andrea Di Nucci si trovano tuttora detenuti nel carcere perugino di Capanneregime di elevato indice di vigilanza (EIV), consistente nel totale isolamento diurno e notturno, compresa l'ora d'aria, e sottoposti a visto di censura per ogni tipo di corrispondenza;
l'udienza del Tribunale del Riesame di Perugia, tenutasi il 12 novembre scorso, si è svolta all'interno dello stesso carcere perugino, senza che ne venissero specificati i motivi, con una precauzione inconsueta anche per i processi di mafia e di camorra, e per i detenuti soggetti al 41 bis che di norma vengono collegati tramite video-conferenza;
il comportamento processuale degli indagati stessi (interrogatori del GIP, del P.M. e dichiarazioni spontanee nel corso dell'udienza del riesame) è sempre stato imperniato sul pieno rispetto nei confronti dell'Autorità Giudiziaria (verso la quale hanno espresso piena fiducia), dello Stato e delle sue Istituzioni democratiche;
in solidarietà agli indagati, in particolare a Fabiani e Di Nucci detenuti in E.I.V., è sorto e si è sviluppato in questi mesi un vasto movimento di cittadini comuni, di ogni età ed appartenenza politica, che ha dato vita anche a fiaccolate ed alla raccolta di sottoscrizioni;
inoltre un ordine del giorno è stato approvato dal Consiglio comunale di Spoleto il 29 ottobre 2007, in cui si auspica che la magistratura accerti in tempi brevi la verità, restituendo certezza, serenità e fiducia all’intera comunità cittadina;
una interpellanza che solleva tali questioni è stata presentata al Senato dai senatori Russo Spena, Zuccherini, Emprin; -
quali provvedimenti intenda adottare il Ministro della giustizia in difesa delle garanzie costituzionali degli indagati affinché immediatamente si arrivi alla conclusione dell’indagine e ai due giovani incensurati venga almeno cancellato lo stato di totale isolamento.
Il Consiglio Comunale di Spoleto rileva che a oltre tre mesi dagli arresti dei 5 giovani spoletini indagati con l'operazione antiterrorismo Brushwood che molto ha colpito la città, non si ha ancora un quadro ben definito di una vicenda ancora oggetto di indagine.
Preso atto che a questo momento non sembrano emergere elementi nuovi rispetto a quelli già conosciuti e considerando il prolungarsi della carcerazione per uno dei ragazzi accusati e degli arresti domiciliari per altri tre, rinnova la richiesta del primo momento successivo agli arresti, di una soluzione rapida che a tutt'oggi non si è avuta.
Intervento del Consigliere Comunale Aurelio Fabiani nella seduta del Consiglio del 12 marzo 2008.
Operazione Brushwood.
I terroristi non sono stati trovati, d'altronde nessuno aveva in alcun momento notato che ve ne fossero.
I terroristi non sono stati trovati ma al loro posto sono stati chiamati a svolgere la parte 4 ragazzi di Spoleto.
I terroristi non sono stati trovati ma l'allarme terrorismo ha dato i suoi frutti.
Quest'ultima è la novità di queste ore. Lo riferisce La Nazione di sabato 8 marzo che parla dell' "improvvisa" firma del "Patto per Perugia sicura".
Scrive il giornale di Firenze: "La trattativa cominciò a settembre quando a Perugia arrivò il sottosegretario Marco Minnitti che si mise ad ascoltare amministratori, questore e generali su quali fossero le emergenze cittadine. Dalla droga alle minacce ricevute dalla Lorenzetti. E promise che il Governo avrebbe fatto uno sforzo importante". A seguito di ciò è stato firmato da Amato per il governo, la Lorenzetti per la Regione e i rappresentanti delle altre istituzioni un documento che prevede tra carabinieri, polizia e guardia di finanza un aumento di 30 uomini.
I terroristi non sono stati trovati ma l'allarme terrorismo ha dato i suoi frutti.
E tra i frutti ci sono anche quelli raccolti dal Comitato 23 ottobre il cui ultimo documento vado a leggere.
NEL BUIO DEL TUNNEL DELLA CARCERAZIONE CAUTELARE
Accade che stiamo perdendo il conto dei giorni della prigionia. Fino a100 siamo riusciti a tenere in testa in modo quasi ossessivo questa contabilità. Adesso nel buio profondo di questo tunnel i numeri si confondono e perdono di intensità.
Accade che da tanti mesi 4 giovani ventenni spoletini, responsabili: chi di niente, chi di aver fatto una scritta sui muri, chi di un atto di vandalismo, e solo di questo, con una immaginazione senza fili, sono stati promossi dai ROS dei carabinieri al grado di terroristi. Una accusa grottesca fatta propria dai giudici che ha il suo lato tragico della privazione ingiustificata della libertà.
Accade che per i giudici sono prove rafforzative per una carcerazione cautelare in E.I.V. ( Elevato Indice di Vigilanza ) ovvero carcere speciale, gli scritti politici di un ragazzo sedicenne, gli appunti di studio su un libro considerato "sovversivo", l'avere una personalità che provoca fastidio.
Accade che i sentimenti di nonni angosciati nel loro dolore e le parole di sofferenza inzuppate dal pianto vengono rovesciate nel senso opposto al loro significato e questa sofferenza viene utilizzata per dare un altro giro di chiave.
Accade che per una scritta su un muro vengono "imprigionate" da quasi 5 mesi le famiglie degli accusati, private nelle loro case della socialità quotidiana.
Accade che le invettive, sfogo privato comunicato alle persone care da un giovane carcerato, in tutto uguale alle maledizioni contro la professoressa al cambio dell'ora, diventano la dimostrazione dello spregio verso lo stato.
Accade che famigliari, avvocati, amici, sono finiti tutti in un grande fratello, dove la loro vita privata è morta, e sono ascoltati in ogni momento della giornata, al letto come al cesso.
Accade che siamo tutti in pericolo e che la vera emergenza è quella democratica, manca la garanzia della libertà per chi è innocente fino a prova contraria, negata dall'arbitrio degli apparati di sicurezza dello stato. Con i metodi e i teoremi che meglio abbiamo conosciuto con l'operazione Brushwood, e con tutto ciò che ne è seguito, se i servizi potessero controllare tutti o entrare nei nostri pensieri, visto quello che questa città ha detto, in strada, nei bar, sui posti di lavoro, nelle scuole, o pensato sui protagonisti di questa inquietante vicenda, saremmo tutti complici, saremmo tutti terroristi.
Accade che la nostra città, Spoleto, che non finisce di essere turbata, si sente impotente e non sa che fare di fronte ad un potere così assoluto, ingiustificato e ingiustificabile.
Dopo il 16 febbraio, sentenza di verità su un progetto repressivo chiaro fin dall'inizio, ma definitivamente chiarito quel giorno, abbiamo tirato il fiato, dopo decine di manifestazioni e impegni di ogni genere.
Ora riprenderemo con più energia di prima questa lotta per la libertà e vorremmo che tutto ciò possa avvenire con il sostegno di questa nostra città, che in questa vicenda si è mostrata assai migliore di quanto spesso viene rappresentata. Comunque la pensi, ognuno ha potuto misurare la manifesta sproporzione e perciò strumentale, tra fatti provati e le stesse imputazioni specifiche con le misure repressive adottate e con accanimento reiterate.
Michele, Andrea, Dario e Damiano, non sono personaggi famosi e perciò non godono della benevolenza e delle protezioni dei potenti. Non sono solo per fare un esempio Bossi o Corona. Bossi può di volta in volta "dissotterrare", Kalasnikov o fucili, minacciare insurrezioni, secessioni e parlamenti padani,insultare la bandiera italiana, così come Corona agli arresti domiciliari può inveire con abbondanza di epiteti davanti alle televisioni contro i magistrati che l'hanno arrestato per poi essere rimesso a piede libero poco dopo.
I nostri ragazzi di Spoleto, o non sono nulla o peggio sono anarchici. Per loro il carcere è arrivato, per loro gli arresti e il carcere continuano.