Libertà per Michele


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La stampa

LE INDAGINI SU BRUSHWOOD SONO STATE CHIUSE. FINALMENTE!

LA CITTA’ E LE SUE ISTITUZIONI L’AVEVANO CHIESTO DA TEMPO E LA RISPOSTA ANCHE SE TARDI, E’ ARRIVATA.

LA DOMANDA ORA E’: CHE COSA STA A FARE IL GIOVANE FILOSO SPOLETINO MICHELE FABIANI NEL SUPERCARCERE DI SULMONA VISTO CHE LE INDAGINI SONO CHIUSE ?

Ci sono accuse non provate, Michele non ne ha di diverse che non siano state attribuite a qualcuno degli altri indagati.
I pericoli di fuga non sono stati mai utilizzati dagli inquirenti, chiuse le indagini i pericoli di inquinamento delle prove non ci sono più; della casistica che giustifica per legge gli arresti cautelari rimane la reiterazione del reato. Ma tutti sanno, magistrati compresi, che in questa inchiesta non ci sono armi, non ci sono covi, non ci sono finanziamenti, non ci sono associazioni di nessun tipo.
Ogni persona garantista, non pregiudizialmente schierata, in uno stato che si vuole democratico, semplicemente mettendo in fila i fatti così abbiamo fatto noi, e misurando questa vicenda con quello che accade a livello di giustizia in tutta Italia, non può che dire, assurdo che Michele resti in carcere senza processo e senza condanna !
Siamo in attesa che i Magistrati si esprimano su di una nuova richiesta di scarcerazione avanzata dalla difesa, crediamo che la chiusura delle indagini dia motivo anche formale ai giudici di cambiare le decisioni finora negative su Michele.
Ma al di fuori dei soggetti interessati dalla vicenda, nei ruoli istituzionali, tornano con veemenza atteggiamenti giornalistici inaccettabili e sfacciatamente partigiani, e noi non ci stiamo.
Di fronte ad una vicenda come questa si può essere colpevolisti o innocentisti. Il Comitato 23 ottobre che conosce ogni passo della vicenda ben sa della loro innocenza, di un teorema terrorista basato sull’ipse dixit, il principio d’autorità e niente affatto suffragato da fatti concreti, e ritiene a ragion veduta che Michele fino ad ora sia stato circoscritto nel supercarcere di Sulmona, per le sue idee, per le sue letture, per i suoi scritti e per la sua attività politica; diritti, non reati, ma così va questa nostra democrazia. Di questo diremo nella quarta parte della controinchiesta che alleghiamo a questa presa di posizione.
Ora però vogliamo reagire contro quella stampa colpevolista, pregiudiziale e propagandista che è tornata alla carica, cogliendo l’occasione della chiusura delle indagini per rinfilare tutte le “perle” dei mesi scorsi.
Si è colpevolisti ? Lo si dica apertamente, non si faccia finta di essere giornalisti al di sopra delle parti.
Ogni uomo di lettere e nel Comitato 23 Ottobre ce n’è più di uno, riconosce facilmente i messaggi che si vogliono fare arrivare al lettore, quelli espliciti e quelli impliciti. E qui torna a fare “bella figura” la solita Ilaria Bosi, che ha cambiato casacca ( ora scrive sul Messaggero ) ma non ha certo cambiato modo di lavorare.
Un articolo il suo chiarissimo: 1) le indagini hanno confermato le accuse, 2) la solidarietà è diminuita, 3) Si sono date notizie esagerate sull’operazione .
Alcuni esempi. Pone il dubbio sui numeri dei partecipanti alle manifestazioni. Vuole fare la giornalista seria, si guardi foto e filmati, ne abbiamo in abbondanza, e avrà la risposta.
I numeri dei mezzi e degli uomini impiegati sono stati lievitati ( ad arte ?), 108 uomini incappucciati e 4 elicotteri. Per quanto riguarda gli incappucciati, li ha incappucciati lei (e i giornali, che hanno “sparato” foto di carabinieri incappucciati a dosi massicce su tutti i quotidiani ) visto che non abbiamo mai scritto che erano
tutti incappucciati, sui numeri la nostre fonte, del giorno dopo, compresa la spesa ( 65.000 euro ) è una fonte delle forze dell’ordine, raccolta giornalisticamente, che ovviamente non diremo mai.
Piuttosto visto che la nostra faccia noi ce la mettiamo sempre e sempre viene messa in rilievo con aggiunta di foto, perché la signora giornalista per essere credibile nei messaggi che lancia ( solidarietà diminuita, parlamentari bugiardi ) non cita mai, come in passato, le sue fonti.
E poi il finale forcaiolo. Mamma: “ Michele mi ha detto che ha fatto sta cosa”. A parte quale cosa ? si è dimenticata di dire che Andrea in udienza ha detto che non è vero niente.
E poi basta con i famigliari partecipi, è una calunnia e ci siamo rotti i coglioni è come se noi utilizzassimo un argomento del tipo, la Bosi è colpevolista perché è la nipote del Sindaco Brunini, ma non lo abbiamo mai fatto e non ci interessa, siamo diversi.
Per quanto riguarda i signori Carmignani e Ugolini del Messaggero, già distintisi in autunno per alcuni articoli da trincea, della serie “ragazzi-terroristi”, si sono presi la responsabilità di scrivere nell’articolo Mini-terroristi incastrati dal “regalo” una serie di affermazioni e giudizi a proposito delle “ultimissime intercettazioni dei carabinieri”, tirando in ballo Fabrizio, che dovranno provare, perché stavolta non staremo fermi come a novembre e daremo mandato di difenderci contro questi giornalisti guerrieri.

COMITATO 23 OTTOBRE




L’ULTIMA BATTAGLIA DI LIBERTA’ DEL GIORNALISTA COMUNISTA RENATO CAMPANA

Ciao RenatoChe tu ci oggi non ci pensavamo proprioHo sperato che il tuo corpo martoriato non si arrendesse.Eri così forte anche nella tua fatica quotidiana che ho creduto la tua resistenza infinita.Non ho mai conosciuto una persona così vicina alla morte con un viso e una voce così viva.Con immenso dolore ti salutoSarai con me per sempreAurelioHo conosciuto Renato 37 anni fa, ci chiese, a me e mio fratello, di accompagnarlo alla stazione. Dovevamo scortarlo, era passato poco tempo, forse poche ore, da quando alcuni fascisti avevano tentato di ammazzare Agostino Prioreschi lungo il muretto del Tessino. Lui doveva tornare a Foligno, la sua città, dopo l'ennesima giornata di occupazione dell'Istituto Tecnico. Noi eravamo poco più che ragazzini. Lui era poco più grande di noi ma mi appariva già grande, quel giorno aveva un po' di paura. Era uno dei Folignati irriducibili,con Moreno e Massimiliano, i capi di un movimento che a Spoleto aveva preso le mosse dall'Istituto d'Arte e aveva messo radici in tutte le scuole superiori.Ci siamo frequentati per tutti gli anni settanta nel Movimento di Lotta Continua, lo avevamo eletto leader della Lista elettorale Dissenso di Sinistra nel 1980 e Direttore della nostra rivista di allora, Pagine Contro.Non ha mollato mai le sue idee, ma sapeva parlare con tutti. Intelligentissimo, era dotato di una ironia che non lasciava scampo, appassionato di giornalismo, compagno generoso.Poi, molto più tardi è cominciata l'altra battaglia, difficile da vincere e che oggi si è conclusa. Mi aveva detto con Leopardiano razionalismo, che non avrebbe mai immaginato di finire in questo modo.Quella per la libertà per Michele è stata la sua ultima battaglia, la manifestazione artisti per la libertà la sua ultima manifestazione. Ricordo il suo intervento in una frase, come sempre straordinariamente capace di cogliere la realtà nella sua essenza “ noi parliamo ma loro la lotta di classe la fanno veramente “. Voleva esserci e fare la sua parte e così ha fatto. Poi ci ha lasciato all'improvviso, ora ci mancherà.E' stato un grande uomo, vogliamo che chi non l'ha conosciuto lo sappia.Il ricordo di chi tra noi ha conosciuto Renato Campana

Comitato 23 Ottobre




C’E’ CHI GIOCA PESANTE SULLA PELLE DEI NOSTRI RAGAZZI

La enorme solidarietà espressa dalla città di Spoleto, centinaia e centinaia di mail, SMS, lettere, telefonate; attestati di solidarietà continui, senza tregua, che non ti lasciano un momento in qualsiasi luogo ti trovi e che hanno reso palese che il teorema terroristico cucito addosso ai nostri 5 ragazzi non si regge in piedi, a qualcuno non piace, perché sa che il senso comune della gente è il giudice più temuto di tutti..
E’ uscito un articolo sul
Il Messaggero di oggi 31 ottobre, a firma di Italo Carmignani e Vanna Ugolini, di una gravità enorme.
Un titolo che criminalizza in modo inaccettabile:
Ragazzi-terroristi, arrivano le prime ammissioni, rispetto al quale vedremo il da farsi dopo aver sentito gli avvocati. Un linguaggio da trincea con una serie di figurazioni pesantissime che tende ad amplificare il già grave quadro accusatorio, condito di falsità. I giovani della COOP-FAI (falso), arrestati perché accusati di avere mandato due proiettili alla Presidente Lorenzetti, di avere devastato un cantiere edile (falso), e di voler progettare e di mettere a segno la lotta armata in nome dell’unione internazionale (??????) anarchico-insurrezionalista.
E questa volta non c’è un “avvalersi della facoltà di non rispondere” a schermare la
verità……..Ma soprattutto parlano indicando un punto di riferimento, una sorta di trascinatore, colui che forse più degli altri teorizzava la lotta armata.
I due giornalisti poi con una interpretazione originale della professione copiano letteralmente le ultime 11 righe dell’articolo pubblicato sullo stesso giornale, nell’edizione del 27 ottobre a firma di Claudio Bianciardi a pag 54 dello stesso: Il padre di Fabiani, Aurelio ha spiegato: “mio figlio è un anarchico, militante, trasparente. Tutto quello che scrive lo ha sempre pubblicato su siti internet perché non ha nulla da nascondere e fa bene ad affermare le sue idee. Forse non sapeva che il figlio pochi minuti prima davanti al giudice aveva detto altro.” Aggiungendo di seguito: che aveva negato la sua appartenenza alla falange (!!!!! Tanto per colorire le imputazioni ) anarco-insurrezionalista. Riprendendo tra l’altro una affermazione del loro collega, che già conteneva una grave distorsione dei fatti. Infatti chiunque dotato di un minimo di cultura sa bene che in Italia c’è la libertà di professare le proprie idee, mentre è vietato organizzare associazioni clandestine, tanto più se “armate”. L’Anarchia è un’idea, la COOP-FAI è una sigla che indica qualcuno che si è organizzato per fare delle azioni clandestine. Ignoranza o malafede ? Il fatto che tre giornalisti cadano nello stesso errore lascia pochi dubbi sulla risposta.
Faccio appello a quanti svolgono la funzione di giornalista con onestà e coraggio affinché, anche attraverso la pubblicazione di questa mia lettera si blocchi sul nascere il tentativo evidente in questo articolo di colpire l’enorme simpatia e la grande solidarietà che l’intera città ha manifestato per i ragazzi arrestati dopo la spettacolare azione dei ROS, che la città non ha gradito e ha rifiutato insieme alle accuse che la hanno motivata.
Unitamente al tentativo evidente di mettere i ragazzi l’uno contro l’altro, quando invece sappiamo che sono molto uniti, veri amici, diversi tra loro, chi impegnato in politica chi no, ma tutti chiamati a “contribuire” con l’arresto a dare credibilità all’accusa di associazione terroristica.
Faccio appello a quanti, comunque la pensino, onestamente si sono spesi per la verità e per la libertà dei ragazzi a non mollare, perché articoli come questi servono solo a mettere in dubbio le vostre convinzioni e sbattervi in faccia un’altra verità, quella che serve a chi a livello politico e militare ha gestito tutta l’operazione, una verità che suona così: “ avete visto, li avete difesi, invece erano proprio delinquenti e terroristi”

Aurelio Fabiani
Mi assumo tutte le responsabilità di quanto contenuto nell’articolo a voi inviato.




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