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OPERAZIONE ANTITERRORISMO
LA CITTA’ FERITA SI E’ RIBELLATA
LIBERTA’ PER I 5 GIOVANI ARRESTATI
Parafrasando le parole di uno degli avvocati difensori, Vittorio Trupiano, la stampa scrive: “non ho mai visto un’inchiesta più ridicola e basata sul niente.” E’ lo stesso giudizio di quanti sono venuti in possesso del fascicolo contenente le imputazioni che hanno portato agli arresti dei 5 giovani anarchici spoletini.
Ed è la verità, che io ben conosco.
Le stesse imputazioni e i reati a loro attribuiti, i comportamenti e le azioni a loro imputate non configurano certo una associazione terroristica ma comportamenti tipici delle giovani generazioni.
Questo la città lo ha capito, si è sentita ferita, offesa, e si è indignata per essere stata trattata alla stregua di un paese fucina di criminali.
Basta incontrare le persone per strada, parlare con i ragazzi nelle scuole, scambiare due parole in un bar, tutti, tranne i pochi interessati la pensano così.
Allora perché questa operazione cielo-terra, in grande stile e dispiegamento di forze.
E perché ora ?
Bisogna guardare i fatti, sono i fatti che aiutano a ragionare intorno a quello che è accaduto. E io ne valuto con attenzione due in particolare. La conferenza stampa indetta dal generale dei ROS Giampaolo Ganzer che ha diretto le operazioni militari e le dichiarazioni di plauso e di condanna della Presidente della Regione Lorenzetti.
Come mai mi domando, un generale così esperto e i suoi uomini, che certamente sanno ben valutare, la vera portata dei fenomeni su cui indagano, e quindi non possono non avere una precisa idea del peso criminogeno degli atti di vandalismo attribuiti ai 5 ragazzi, non solo mettono in essere una operazione clamorosa, spettacolare al punto da lasciare allibita una intera città, ma organizzano una conferenza stampa alla loro presenza, che nel linguaggio delle relazioni con la stampa, non può che voler significare, questa notizia è da lanciare nelle prime pagine nazionali.
E come mai la Presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti, fa un gesto di forte ricaduta mediatica recandosi alla sede dell’arma dei carabinieri e fa quelle dichiarazioni di condanna, degne di regimi di altri tempi, senza quel minimo di prudenza che una inchiesta i cui contorni certo conosce, visti i summit del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza a cui ha partecipato, imporrebbe.
Dare risposte non è semplice.
Quello che appunto si può fare è andare a cercare e leggere i fatti.
E il fatto centrale su cui gira tutta la vicenda è la famosa lettera inviata alla Presidente dell’Umbria con due proiettili dentro.
Il gesto plateale di andare al comando dei carabinieri e congratularsi lo conferma, e dice allo stesso tempo, quanto la Presidente della Regione Lorenzetti avesse bisogno di trovare “i colpevoli” e ci dimostra anche di quanto cinismo siano fatti certi politici che non a caso ascendono ai più alti livelli del potere politico.
Di fronte ad un gesto tipicamente mafioso come quello della lettera con i proiettili, così come altri accaduti nella nostra regione, come la testa di capretto tagliata, lasciata ad avvisare un noto personaggio della Perugia che conta, non posso non domandarmi chi può avere interesse a confezionare una busta con dentro due pallottole per intimidire la Presidente della Regione.
Il clima sociale in Umbria negli ultimi dieci anni è profondamente cambiato, sono piovuti nella regione decine di milioni di euro per la ricostruzione e l’intreccio politica-affari si è dilatato a dimensioni preoccupanti come il caso Giombini-coop dimostra.
E non ci si può neanche non chiedere, perché ora, visto che lo stesso Generale Ganzer, di fronte al nulla di una operazione tutta incollata, costruita sulla giustapposizione di intercettazioni che mai parlano dei fatti imputati, senza avere in mano un indizio, è stato costretto a precisare e parlare di azione preventiva necessaria, prima del “salto di qualità” che i nostri 5 giovani anarchici si sarebbero preparati a compiere. Il che significa che doveva giustificare lo spiegamento di tante forze per nulla, e spiegare la sua presenza di uomo di Comando delle forze dell’antiterrorismo nazionale.
I riflettori si sa, fanno bene all’immagine di chi li ha addosso se ciò che sta facendo viene venduto come la lotta della democrazia contro il terrorismo, cioè nell’immaginario dei cittadini, come la lotta del bene contro il male; soprattutto quando le persone che si mettono in primo piano a loro volta hanno problemi importanti con cui dover fare i conti.
Allora è necessario che una città come Spoleto che dopo questi giorni amerò più di prima, avendo, posta di fronte questa drammatica vicenda, fatto venire alla luce il meglio di essa, dando prova di coraggio e di civiltà, tutt’altra cosa del silenzio calcolato e disonesto di tanti politici e sindacalisti regionali che se non hanno avuto la spudoratezza della Lorenzetti, non hanno avuto però il coraggio di fare il loro dovere di personalità pubbliche ed esprimere il proprio giudizio, o per non mettersi contro l’opinione generale o per non apparire troppo solidali con una situazione scomoda.
Questa città che ben conosce i suoi ragazzi ha diritto di conoscere tutti i protagonisti di questa vicenda e deve sapere che il comandante in capo di questo maxi blitz notturno e dei ROS ( postazione avanzata dell’antiterrorismo in Italia ), il Generale Ganzer, come si legge in una interpellanza al senato dell’ex Presidente della Repubblica Fracesco Cossiga è stato rinviato a giudizio per “reati infamanti quali la produzione e il commercio di sostanze stupefacenti e il commercio illegale di armi a fini di fuoco”. I capi di imputazione sono: associazione per delinquere, traffico di stupefacenti e peculato per fatti che risalgono al periodo che va dal 1991 al 1997. L’accusa è pesante, importazione e raffinazione di stupefacenti in grande quantità, appropriazione di 500 milioni di lire omettendo di documentare la destinazione; sequestro di 65 chili di droga, in seguito “spariti” ma per l’accusa immessi nel mercato. E’ questo il quadro accusatorio con cui la procura di Milano lo ha rinviato a giudizio insieme ad altri 25 carabinieri e a un magistrato. Chi vuol sapere di più, basta andare su un motore di ricerca e digitare Generale Ganzer. Naturalmente non ha fatto un giorno di detenzione preventiva come stanno facendo i nostri ragazzi, ne è stato rimosso o messo provvisoriamente a riposo.
E’ con questo personaggio che la Presidente Lorenzetti è andata a sorridere davanti alle televisioni.
Le televisioni appunto e i giornali che in questi giorni hanno scritto, interpretato e venduto la vicenda: molta serietà in quasi tutti i nostri giovani e mal pagati cronisti, molta vicinanza alle posizioni espresse dal potere politico Regionale a Perugia.
Si possono portare molti esempi di un uso non appropriato del mestiere di giornalista e mi riferisco a chi dirige e decide a cosa dare spazio, ma nulla di più emblematico in questa ultima settimana delle prime pagine e dello spazio dedicato agli anarchici spoletini e di quello lasciato ad Aldo Bianzino, morto nel carcere di Capanne di Perugia pochi giorni fa, di morte violenta in una cella in isolamento. Neanche quando la magistratura in seguito all’ esito della perizia medico-legale su Aldo Bianzino, che recita: “ il corpo quasi intatto all’esterno, nascondeva gravissime lesioni interne, sia a livello epatico che cerebrale”, “strattonato e forse picchiato con una arma impropria che gli avrebbe causato le emorragie interne che l’hanno portato alla morte”, a causa di lesioni, scrive il Giornale dell’Umbria, “inflitte volontariamente” e poiché il risultato è quello visto, probabilmente usando una tecnica abbastanza conosciuta, quella degli asciugamani bagnati o cose simili che non lasciano tracce esterne. Neanche quando tutto questo è di dominio pubblico, nei giornali di prevalente diffusione regionale una morte così terribile, violenta, non riesce a rubare fino a sabato, le prime pagine al gruppo dei 5 ventenni anarchici spoletini, accusati di aver fatto delle scritte sui muri e di aver tentato di bruciare con la benzina di un accendino di sigarette un quadro elettrico.
Dopo il casino televisivo del giorno dell’arresto però, la stampa nazionale più letta, alla sua prima uscita sul caso, salvo pochi, conoscendo certamente le dinamiche di queste operazioni e chi le ha gestite non ha dato alcun peso alla vicenda, 15 righe di 25 lettere a pagina 17 sulla stampa, un breve articolo a pagina 20 sulla Repubblica, un articolo a pagina 16 sul Corriere della Sera, che sta a dire quanto “forte” sia stata la percezione del pericolo della cellula dei 5 amici spoletini di idee anarchiche.
Ancora una cosa importante da dire, forse la più importante. Questo stato dice di essere democratico e poi si comporta così, questo stato che è nato 150 fa rovesciando con la violenza una decina di stati indipendenti e poi ammazzando 7000 contadini nell’Italia Meridionale, questo stato che 60 anni fa è rinato abbattendo con la violenza la dittatura fascista, tradendo poi le aspirazioni di chi ha pagato il prezzo più alto per arrivare alla libertà, non tollera la libertà delle idee associando sistematicamente e con pregiudizio anarchia e terrorismo. Questa classe politica che da il segno peggiore di se ogni giorno, con insulti politici da bar sputati in televisione, con volgari insinuazioni, con accuse reciproche da codice penale, perennemente coinvolta in scandali e corruzioni, che vive in un vortice di soldi pauroso, in una mare di gossip, continuamente al limite di situazioni scandalistiche e anche oltre; questa classe di politici che passano da uno schieramento all’altro, da un’idea all’altra con una faccia tosta enorme, come sempre, uguale a 130 anni fa, ai tempi di De Pretis, o poco dopo dello scandalo della Banca Romana, ha il coraggio di parlare a proposito di chi esprime orgogliosamente una idea anarchica, che è un’idea di uguaglianza e di libertà, come di chi è portatore di una idea incondivisibile, antidemocratica.
Gli anarchici si sa sono colpevoli di ogni cosa, e ovunque, colpevoli furono Sacco e Vanzetti, colpevole fu Pietro Valpreda. Colpevoli dovevano essere, Michele, Fabrizio, Dario, Andrea e Damiano, finiti nel tritacarne dei poteri che contano.
Come finirà? considerando come la costruzione del caso è stata fatta, dico bene.
So però, che se si va in galera senza un indizio, senza un indizio si può restare in galera.
A tutto siamo pronti.
Concludo dicendo che è certo che i terroristi in Italia ci sono ma bisogna cercarli altrove e la storia del nostro paese degli ultimi 40 anni ci insegna anche dove.
Aurelio Fabiani
Consigliere Comunale
Coordinamento per l’Unità dei Comunisti-Casa Rossa
108 uomini armati, 4 elicotteri, ROS dell’ antiterrorismo incappucciati. Con questo esercito nella notte del 23 ottobre sono state invase alcune case di Spoleto, portando via 5 ragazzi, colpevoli di essere anarchici, accusati di terrorismo.
La città ferita si ribella e chiede l’immediata scarcerazione dei giovani arrestati.
Terroristi a Spoleto o magistrati su Marte ?
La notte del 23 ottobre i ROS dei carabinieri non hanno svegliato solo le famiglie dei ragazzi arrestati, ma hanno svegliato la coscienza che dormiva di una città che si è sollevata e ha gridato la sua indignazione.