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IL COMITATO 23 OTTOBRE
GIUSTIZIA E' LIBERTA'
PER MICHELE, ANDREA, DARIO e DAMIANO, accusati di far parte di una associazione terroristica che non esiste, totalmente inventata dai servizi militari dello stato.
Nessuno di loro è responsabile di aver inviato minacce alla Presidente della Regione Lorenzetti, nè di aver fatto azioni dimostrative a firma COOP-FAI.
La privazione della libertà che stanno subendo è un abuso e una violenza, i 4 ragazzi di Spoleto sono le vittime dell'operazione Brushwood.
MICHELE è ora prigioniero nel carcere di Sulmona, questo nonastante sia accusato degli stessi reati distribuiti tra gli altri ragazzi ora ai domiciliari.
Il 15 febbraio giorno dell'appello contro la sentenza che ha negato la scarcerazione sarà anche il giorno della verità.
Se Michele sarà fuori dal carcere vorrà dire che le ragioni giudiziarie saranno almeno parte di questa brutta storia di repressione, nel caso contrario il processo politico occuperà tutto lo spazio giudiziario e Michele dovrà continuare a pagare, pur non avendo subito alcuna condanna, la coerente fedeltà alle sue idee, una "colpa" che la costituzione del nostro paese chiama diritto.
Comitato 23 ottobre
COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO 23 OTTOBRE
Spoleto 1 marzo 2008
_Riceviamo e pubblichiamo la presa di posizione della difesa di Michele Fabiani in riferimento alle notizie di stampa riguardanti la sentenza di appello del 16 febbraio, a chiarimento di informazioni arbitrariamente dissezionate e inserite in un contesto che altera la realtà drei fatti.
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_Note della difesa in relazione alle ultime allegazioni nel procedimento "brushwood". _
- I risultati delle intercettazioni ambientali da ultimo effettuate nel procedimento sono viziate da inutilizzabilità, in quanto il Pubblico Ministero ha disposto che le operazioni avvenissero anche mediante impianti e apparecchiature appartenenti a privati, mentre, ai sensi di legge, ciò è previsto solo quando si procede a intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche, e non anche di intercettazioni ambientali (art. 268 c.p.p. comma 3bis).
- Non si tratta di un cavillo formale in quanto le garanzie stabilite dalla legge per le modalità di effettuazione delle intercettazioni sono dirette a salvaguardarne la genuinità e la chiarezza dell'eventuale contenuto.
- La legge prevede poi che le trascrizioni siano depositate in forma integrale, mentre in questo caso si tratta solo di frasi estrapolate e parziali, con numerosi //omissis//, tali da rendere in realtà incomprensibili e dal significato tutt'altro che univoco le conversazioni intercettate, tanto più in quanto totalmente estrapolate dal contesto. Le stesse trascrizioni poi sono costellate di note che segnalano come alcune frasi siano _incomprensibili a causa dell'audio scadente_.
- In questo stesso procedimento molte delle frasi inizialmente estrapolate dall'accusa si sono rivelate successivamente di _tutt'altro significato_ che quello inizialmemte indicato (vedi la questione dello scambio degli assegni, che invece gli inquirenti continuano ad identificare con l'asserito scambio dei proiettili).
- Lo stesso coindagato Di Nucci Andrea in sede di interrogatorio, non ha confermato, anzi ha contestato il contenuto delle intercettazioni medesime.
- Andrea Di Nucci non ha confidato dunque alcun "segreto dei proiettili" come scritto dalla Nazione. Lo stesso invece, nel corso dei lunghi interrogatori, ha definitivamente chiarito, con riferimenti e riscontri precisi e concordanti, il "segreto degli assegni", scambiati con Michele, e quindi, in realtà, la confutazione definitiva della "tesi dei proiettili".
- Le motivazioni del Tribunale della Libertà (Tribunale in sede di appello ex art. 310 c.p.p.) del 15 febbraio 2008 appaiono essere in parte frutto di meri errori di valutazione e si confida che il G.I.P. possa modificare e rettificare tali errori.
- Infatti con riguardo alla visita medica -- definita come "strategica" - il G.I.P. sa perfettamente che l'iniziativa di sottoporre il Fabiani a visita medica è partita dalla Direzione della Casa Circondariale di Capanne, con richiesta diretta al GIP, che evidentemente aveva riscontrato una grave e difficile situazione disagio, con riferimento ad un ragazzo ventenne in stato di custodia preventiva in isolamento. Tutto ciò (cioè la richiesta rivolta dalla Direzione del Carcere al GIP), all'insaputa della difesa, che solo successivamente procedeva ad analoga istanza di parte.
- Il Fabiani era addirittura contrario a sottoporsi a visita medica e né lui, né tanto meno questa difesa, hanno ideato e concertato alcuna "strategia difensiva" sul punto, ancorché finalizzata unicamente a revocare il trattamento di isolamento carcerario. Né, del resto, i familiari erano al corrente di questi aspetti.
- La simulazione dedotta erroneamente dall'accusa e, quindi, dal Tribunale della Libertà, è frutto di un errore di interpretazione degli stessi colloqui intercettati in carcere con i familiari. Michele Fabiani parla in realtà, in quei colloqui, di una _ mozzarella_.
- Gli inquirenti spesso dimostrano di dimenticare che Fabiani è un ventenne, e non è il pericoloso stratega eversore che si dipinge.
- Anche alla luce di quanto sopra, allo stesso modo frutto di errore sono i commenti circa il coinvolgimento e la connivenza dei nonni e dei familiari in merito alle azioni ed alle "strategie" o simulazioni del giovane.
- Si sottolinea in proposito come nelle altre conversazioni il Fabiani stia in realtà dicendo ai nonni che è innocente e che gli piacerebbe sapere chi è il vero colpevole (come farebbe chiunque nella sua situazione). I familiari stanno ascoltando il giovane ed è evidente come non siano né partecipi né consapevoli di alcunché. Si chiederà di riascoltare le registrazioni originali -- e non le trascrizioni -- in quanto in uno dei colloqui la nonna stava addirittura piangendo. I familiari del Fabiani sono in realtà persone di saldi valori e principi democratici ed ancor prima umani, distrutti dal dolore e dall'assenza del giovane Michele.
Questo è il Comunicato consegnatoci dall'Avvocato Parente nella giornata di oggi.
Per quanto riguarda il Comitato 23 Ottobre che rappresenta i parenti, i giovani amici e un ampio numero di associazioni che si battano per la liberazione dei 4 giovani spoletini, vogliamo comunicare che con la "nonna paterna" che arriva sulle pagine della stampa si è superato il limite dell'accettabile e non siamo più disponibili a tollerare simili comportamenti. L'utilizzo improprio degli atti, di per se contenenti omissis in misura tale da rendere impossibile individuare soggetti e oggetti delle frasi, ulteriormente privati negli articoli di tutto ciò che può apparire contraddittorio con le scelte dei giudici e riportare il dato della presenza sulla scena del "crimine" di una nonna di 75 anni che dalla lettura delle intercettazioni stesse risulta non aver neanche aperto bocca, è operazione che può solleticare la morbosità di qualche lettore ma certamente solleverà come sta avvenendo, fin nelle sedi istituzionali, l'indignazione di ogni persona civile.
Intendiamo poi sottolineare che portare tra le ragioni della negazione della scarcerazione il "ruolo ???svolto" dai nonni nelle strategie difensive ci parla esattamente della cosa giudiziaria con cui abbiamo a che fare. Il "coinvolgimento" grottesco di persone da tutti conosciute e stimate a Spoleto spiega meglio di tante parole perchè Michele si trova nel Super carcere di Sulmona con l'accusa di essere un terrorista, e il pregiudizio verso questo ragzzo si spingea al punto tale che tra gli atti presentati dal PM ci sono scritti del 2003, quando aveva 16 anni, tra l'altro tutti pubblici e ampiamente conosciuti.
COMITATO 23 OTTOBRE
Intervento del Consigliere Comunale Aurelio Fabiani nella seduta del Consiglio del 12 marzo 2008.
Operazione Brushwood.
I terroristi non sono stati trovati, d'altronde nessuno aveva in alcun momento notato che ve ne fossero.
I terroristi non sono stati trovati ma al loro posto sono stati chiamati a svolgere la parte 4 ragazzi di Spoleto.
I terroristi non sono stati trovati ma l'allarme terrorismo ha dato i suoi frutti.
Quest'ultima è la novità di queste ore. Lo riferisce La Nazione di sabato 8 marzo che parla dell' "improvvisa" firma del "Patto per Perugia sicura".
Scrive il giornale di Firenze: "La trattativa cominciò a settembre quando a Perugia arrivò il sottosegretario Marco Minnitti che si mise ad ascoltare amministratori, questore e generali su quali fossero le emergenze cittadine. Dalla droga alle minacce ricevute dalla Lorenzetti. E promise che il Governo avrebbe fatto uno sforzo importante". A seguito di ciò è stato firmato da Amato per il governo, la Lorenzetti per la Regione e i rappresentanti delle altre istituzioni un documento che prevede tra carabinieri, polizia e guardia di finanza un aumento di 30 uomini.
I terroristi non sono stati trovati ma l'allarme terrorismo ha dato i suoi frutti.
E tra i frutti ci sono anche quelli raccolti dal Comitato 23 ottobre il cui ultimo documento vado a leggere.
NEL BUIO DEL TUNNEL DELLA CARCERAZIONE CAUTELARE
Accade che stiamo perdendo il conto dei giorni della prigionia. Fino a100 siamo riusciti a tenere in testa in modo quasi ossessivo questa contabilità. Adesso nel buio profondo di questo tunnel i numeri si confondono e perdono di intensità.
Accade che da tanti mesi 4 giovani ventenni spoletini, responsabili: chi di niente, chi di aver fatto una scritta sui muri, chi di un atto di vandalismo, e solo di questo, con una immaginazione senza fili, sono stati promossi dai ROS dei carabinieri al grado di terroristi. Una accusa grottesca fatta propria dai giudici che ha il suo lato tragico della privazione ingiustificata della libertà.
Accade che per i giudici sono prove rafforzative per una carcerazione cautelare in E.I.V. ( Elevato Indice di Vigilanza ) ovvero carcere speciale, gli scritti politici di un ragazzo sedicenne, gli appunti di studio su un libro considerato "sovversivo", l'avere una personalità che provoca fastidio.
Accade che i sentimenti di nonni angosciati nel loro dolore e le parole di sofferenza inzuppate dal pianto vengono rovesciate nel senso opposto al loro significato e questa sofferenza viene utilizzata per dare un altro giro di chiave.
Accade che per una scritta su un muro vengono "imprigionate" da quasi 5 mesi le famiglie degli accusati, private nelle loro case della socialità quotidiana.
Accade che le invettive, sfogo privato comunicato alle persone care da un giovane carcerato, in tutto uguale alle maledizioni contro la professoressa al cambio dell'ora, diventano la dimostrazione dello spregio verso lo stato.
Accade che famigliari, avvocati, amici, sono finiti tutti in un grande fratello, dove la loro vita privata è morta, e sono ascoltati in ogni momento della giornata, al letto come al cesso.
Accade che siamo tutti in pericolo e che la vera emergenza è quella democratica, manca la garanzia della libertà per chi è innocente fino a prova contraria, negata dall'arbitrio degli apparati di sicurezza dello stato. Con i metodi e i teoremi che meglio abbiamo conosciuto con l'operazione Brushwood, e con tutto ciò che ne è seguito, se i servizi potessero controllare tutti o entrare nei nostri pensieri, visto quello che questa città ha detto, in strada, nei bar, sui posti di lavoro, nelle scuole, o pensato sui protagonisti di questa inquietante vicenda, saremmo tutti complici, saremmo tutti terroristi.
Accade che la nostra città, Spoleto, che non finisce di essere turbata, si sente impotente e non sa che fare di fronte ad un potere così assoluto, ingiustificato e ingiustificabile.
Dopo il 16 febbraio, sentenza di verità su un progetto repressivo chiaro fin dall'inizio, ma definitivamente chiarito quel giorno, abbiamo tirato il fiato, dopo decine di manifestazioni e impegni di ogni genere.
Ora riprenderemo con più energia di prima questa lotta per la libertà e vorremmo che tutto ciò possa avvenire con il sostegno di questa nostra città, che in questa vicenda si è mostrata assai migliore di quanto spesso viene rappresentata. Comunque la pensi, ognuno ha potuto misurare la manifesta sproporzione e perciò strumentale, tra fatti provati e le stesse imputazioni specifiche con le misure repressive adottate e con accanimento reiterate.
Michele, Andrea, Dario e Damiano, non sono personaggi famosi e perciò non godono della benevolenza e delle protezioni dei potenti. Non sono solo per fare un esempio Bossi o Corona. Bossi può di volta in volta "dissotterrare", Kalasnikov o fucili, minacciare insurrezioni, secessioni e parlamenti padani,insultare la bandiera italiana, così come Corona agli arresti domiciliari può inveire con abbondanza di epiteti davanti alle televisioni contro i magistrati che l'hanno arrestato per poi essere rimesso a piede libero poco dopo.
I nostri ragazzi di Spoleto, o non sono nulla o peggio sono anarchici. Per loro il carcere è arrivato, per loro gli arresti e il carcere continuano.
COMITATO 23 OTTOBRE